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L'essenza della danza 3

September 28, 2017

Dopo Taheya Carioca, Samia Gamal, Naima Akef o Zeinat Olwi – per menzionare solamente alcune e forse le più conosciute, negli anni 60 ca. entra in scena anche Suheir Zaki con il suo stile diverso, più contenuto e più terreno e radicato. Ha “trasformato” l'accento posteriore in laterale, che poi ha ricevuto proprio il suo nome – il passo Suheir Zaki. Ma negli anni 60 anche Mahmoud Reda ha portato una novità sui palchi del teatro. Essendo lui stesso un famoso atleta sportivo, nonché ammiratore dei balli di Fred Astaire, ha deciso agli inizi degli anni 60 di fondare un corpo di ballo con l'intenzione di portare le danze egiziane popolari su di un palco scenico. E siccome anche in Egitto la danza, o meglio – chi la pratica – a tutt'oggi non gode di una buona reputazione – ha messo su una specie di spettacolo teatro-danza mettendo in scena delle piccole storie di vita quotidiana raccontate tramite le danze delle varie regioni.

 

Reda ha girato l'Egitto andando alla ricerca delle musiche e danze autentiche con lo scopo di creare un nuovo tipo di danza idoneo ad incontrare il gusto del popolo egiziano – di tutti – dal bambino alla nonna, senza urtare la loro sensibilità e sfera privata. Come sappiamo, le donne non ballano mai in pubblico davanti a persone sconosciute e tanto più Mahmoud Reda non poteva e non voleva mettere a nudo riti centenari praticati solamente nei villaggi tra parenti o paesani, dove nessun straniero aveva mai avuto accesso fin da prima.

 

Basta pensare ai beduini del deserto occidentale nell'oasi di Siwa. Sono molto tradizionalisti e le donne, all'esterno della loro casa, camminano sempre vestiti in modo modesto e coperte e addirittura quando usano una calesse per spostarsi, deve essere guidata da un ragazzino giovane, non da un uomo adulto. Quando Reda era arrivato all'oasi di Siwa per condurre le sue ricerche, la dimostrazione delle danze femminili è stata fatta dalle bambine, poiché per le donne adulte e/o sposate è assolutamente vietato ballare e mettersi in mostra davanti ad uno sconosciuto – tanto meno se uomo.

Sò che per chi non vive in questa realtà, potrebbe sembrare un atteggiamento assurdo. Ma una delle cose che ho imparato in Egitto è essere tolleranti. Chi sono io a giudicare un comportamento che non fa parte della mia cultura? Non lo devo capire e non lo devo accettare, posso anche non essere d'accordo con quello che vedo – ma cerchiamo di non giudicare.....

 

 

 

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